- Roberta Chianese
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Chi è Pulcinella? Servo o padrone? Furbo o ingenuo? Tragico o comico? La risposta è: tutto questo insieme. Pulcinella è la maschera che meglio incarna l'anima di Napoli, quella capacità tutta partenopea di ridere del dolore, di trasformare la miseria in poesia, di sopravvivere con l'arguzia quando la forza non basta.
Le Origini: Dalle Atellane Romane alla Commedia dell'Arte
Le radici di Pulcinella affondano nell'antichità. Alcuni studiosi lo collegano a Maccus, un personaggio delle Atellane, farse popolari romane caratterizzate da maschere fisse. Maccus era gobbo, nasuto, ghiottone: tratti che ritroviamo nel Pulcinella moderno.
La maschera come la conosciamo nasce però nel Seicento, nell'ambito della Commedia dell'Arte. Il primo grande interprete fu Silvio Fiorillo, attore napoletano che codificò il personaggio: il costume bianco, la maschera nera, il cappello a cono, la voce stridula. Da allora, Pulcinella non ha mai smesso di calcare le scene, adattandosi ai tempi ma restando fedele alla sua essenza.
Il Costume Bianco e la Maschera Nera: Significati Nascosti
Ogni elemento del costume di Pulcinella ha un significato. Il vestito bianco richiama la camicia del popolano, ma anche il sudario funebre. Pulcinella è sempre in bilico tra la vita e la morte, tra la festa e il lutto. Il bianco è anche il colore della luna, e non a caso Pulcinella è spesso associato alla notte e ai suoi misteri.
La maschera nera copre solo metà del volto, lasciando libera la bocca. Perché? Perché Pulcinella deve mangiare (è proverbialmente affamato) e deve parlare (è instancabile chiacchierone). Il naso adunco richiama il becco del pollo ("pulcinello" significa "piccolo pulcino"), ma anche il profilo dei rapaci, suggerendo un'ambiguità tra preda e predatore.
Pulcinella: Filosofo del Popolo
Dietro le risate e le percosse (ricordate che prende sempre bastonate!), Pulcinella nasconde una filosofia profonda. È il filosofo degli ultimi, di chi deve arrangiarsi per sopravvivere. Le sue trovate, i suoi stratagemmi, i suoi lazzi sono strategie di sopravvivenza elevate ad arte.
Pulcinella non si ribella apertamente al potere: lo aggira, lo prende in giro, lo svuota dall'interno. È una forma di resistenza tipicamente napoletana, che preferisce l'ironia alla rivoluzione, la furbizia alla forza. Come diceva Eduardo De Filippo, grande interprete pulcinellesco: "Pulcinella non muore mai, perché rappresenta l'eterna voglia di vivere del popolo napoletano".
Pulcinella nel Presepe e nell'Arte Popolare
Pulcinella è presente anche nel presepe napoletano, dove appare spesso in scene di vita quotidiana o come figura comica ai margini della rappresentazione sacra. Non c'è contraddizione: nel presepe napoletano convivono il sacro e il profano, e Pulcinella rappresenta quella dimensione terrena, ironica, vitale che è parte integrante della spiritualità partenopea.
Nel Laboratorio71, Roberta Chianese realizza sculture di Pulcinella che catturano l'essenza della maschera: l'espressione furba, il gesto sospeso tra la commedia e la malinconia, quel qualcosa di indefinibile che rende Pulcinella eterno.
Portare un Pulcinella nella propria casa significa accogliere un pezzo di anima napoletana: la capacità di ridere delle avversità, di sopravvivere con l'ingegno, di trovare la bellezza anche nella povertà. Nel Laboratorio71 trovi Pulcinella realizzati a mano, ognuno con la sua personalità unica.


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